Pensioni, legge di bilancio e presidio territoriale i temi al centro del consiglio generale della Fnp Lombardia

30/01/2026



Marcelli: "Per essere più incisivi bisogna far valere le proprie ragioni ai tavoli contrattuali"

Pensioni, legge di bilancio e riorganizzazione interna che metta al centro il territorio, questi i temi dibattuti in occasione del Consiglio generale della Fnp Lombardia che si è riunito questa mattina a Sesto San Giovanni con la partecipazione del segretario della Fnp Nazionale Roberto Pezzani. "Si può sempre fare di più e meglio, ma sappiamo bene che una legge di bilancio, da sola, non può risolvere i problemi strutturali che si trascinano da anni. Soprattutto a fronte della grave situazione demografica che attanaglia il nostro Paese che registra di continuo nuovi bisogni sociali e sanitari", ha affermato Sergio Marcelli, segretario generale della Fnp Lombardia nella sua introduzione ai lavori della giornata. "Siamo da sempre un sindacato responsabile, aperto al dialogo e al confronto, consapevole che con una manovra finanziaria non possono essere risolti problemi strutturali, ed è proprio per questo che chiediamo alle istituzioni l'apertura di tavoli permanenti sui temi che riguardano i nostri iscritti come le pensioni, la sanità e il welfare".

Le sfide oggi sono complesse, e comprendono il modo di fare sindacato, come si contrattano e proteggono diritti e tutele. "E' evidente che è cambiata la modalità con cui fare il nostro lavoro in modo efficace e incisivo. Abbiamo visto i numeri degli ultimi scioperi, ed è un dovere rendersi conto che oggi servono altri strumenti. Dobbiamo rafforzare la presenza e il presidio sul territorio e ai tavoli delle trattative. E' lì che bisogna far valere le proprie ragioni". 

Dal tema delle badanti e dei costi delle RSA per le famiglie che hanno in carico persone non autosufficienti, alla questione delle pensioni che non reggono l'inflazione e il potere d'acquisto per i pensionati. Gli interventi dei rappresentanti dei territori lombardi che si sono susseguiti, sono stati puntuali e molto chiari: serve più concretezza e incisività ai tavoli contrattuali, ad ogni livello. In alcune provincie, a partire da Lecco e Monza Brianza, il 68% degli iscritti è over 70, questo significa che i temi della presa in carico e della cura, della contrattazione in ambito sanitario e di welfare, non sono questioni secondarie ma urgenti. Servono risposte sociali universalistiche e comprensive, non individuali. E' questo che gli iscritti vogliono e chiedono al sindacato e in particolare alla Fnp che sul territorio si occupa di contrattazione sociale

Nel dibattito è emerso anche il tema di genere. Le donne, che per la famiglia e la cura dei propri cari spesso sono le prime a rinunciare al lavoro o a preferire il part-time, sono le più danneggiate quando poi raggiungono l'età pensionistica. "La donna resta fragile" ha sottolineato Simona Angioletti, responsabile delle politiche di genere della Fnp Lombardia. "Rinunciare al salario pieno e a ore di lavoro quando si è attive, significa rinunciare ad una pensione dignitosa. La finanziaria parla di occupazione femminile e conciliazione. E' un segnale positivo, ma non basta". E poi ancora: "Senza servizi di cura, welfare territoriale e strumenti strutturali, il lavoro delle donne resta precario, frammentato e discontinuo. Le donne arrivano alla pensione tardi e con pensioni basse. In Lombardia una donna su tre arriva alla pensione senza una reale autonomia. Non è questione di destino, è una costruzione sociale". 

Il percorso tracciato dalla Cisl nazionale, trova il consenso della Fnp Lombardia che, in occasione del dibattito, sottolinea a più riprese l'importanza di stringere un patto tra parti sociali e governo per dare certezze alle persone, difendere il potere d’acquisto di chi vive di redditi fissi, rafforzare il sistema pubblico di protezione sociale e accompagnare le trasformazioni demografiche e del lavoro senza scaricarne i costi sulle generazioni più fragili. 

Dino Perboni, segretario regionale della Cisl Lombardia, ha ribadito che il patto con le istituzioni, inteso non come un protocollo, ma come ingaggio reciproco per affrontare i temi del Paese, è un punto fermo dell'organizzazione, ma non è sufficiente. Non si può, infatti, prescindere dalla responsabilità quotidiana di ciascuno. "Pensare che tutto debba essere fatto e risolto a livello nazionale, sarebbe un grave errore" ha affermato. "Ogni livello ha il suo grado di responsabilità nel confronto con le istituzioni e con le altre parti sociali. La legge sulla partecipazione è stata una grande conquista della Cisl, ma non dobbiamo viverla come un punto di arrivo, è piuttosto il punto di partenza e di prospettiva per l'agire politico." 

Roberto Pezzani, segretario generale della Fnp, ha chiuso i lavori del consiglio generale. "Responsabilità e cura sono i due pilastri essenziali su cui investire come sindacato e fondare la nostra azione" ha detto. "La responsabilità si manifesta nel momento in cui si fanno scelte che tengono da conto azioni che verranno in futuro. Prendersi cura significa, invece, avere attenzione delle persone, delle loro storie, dei loro percorsi, quelli che non entrano mai nei grafici, ma tengono in piedi un Paese. Responsabilità e cura ci portano a dire che i conti non bastano per rendere felice la vita di una persona. Quello che serve è la crescita, dobbiamo stare attenti, però, alla qualità della crescita. Crescita senza qualità significa disequilibrio e ingiustizia".

Sulla Manovra, Pezzani parla chiaro: "Non fermiamoci a leggere i numeri della finanziaria, ma caliamo quei numeri nella vita reale delle persone. Utilizziamo uno sguardo più profondo, leggendo gli effetti di quelle norme e di quelle scelte nella vita di chi rappresentiamo. La legge sui caregiver e la defiscalizzazione dell'Irpef, sono solo due esempi di risultati positivi frutto anche del nostro impegno sindacale ai tavoli di confronto". 

Il tasto dolente sono le pensioni: "E' vero, gli aumenti sono irrisori" afferma Pezzani, "ma anche in questo caso dobbiamo capire qual è il nostro ruolo. Non possiamo limitarci a dire perchè non funziona. Dobbiamo dire perchè, e cosa fare. Da un lato serve potenziare la pensione complementare, per lo più per le donne, i giovani e tutti quei soggetti che hanno avuto percorsi lavorativi poveri e discontinui. Lo stesso vale per opzione donna, uno strumento concreto di scelta per tante lavoratrici che hanno avuto un percorso professionale e famigliare segnato da sacrifici. Serve poi flessibilità per l'uscita dal pensionamento perchè, di fatto, le vite lavorative non sono tutte uguali. Ecco allora che a "responsabilità" e "cura", arriviamo ad una terza parola fondamentale, che è "patto". Un patto sociale tra chi decide, chi rappresenta il lavoro e i pensionati e che tiene insieme le persone sul territorio senza creare diseguaglianze. All'interno di questo patto deve esserci il tavolo permanente per le pensioni, una condizione per noi  imprescindibile eche abbiamo ribadito con forza anche al nostro interno".