Cambiare le Rsa, per via del Coronavirus in Lombardia ma non solo 

Cambiare le Rsa, per via del Coronavirus in Lombardia ma non solo 

Notizie

19/04/2021



Le condizioni degli anziani nelle residenze socioassistenziali erano già difficili prima del Covid. Le motivazioni dell’impegno dei sindacati hanno radici lontane

Cambiare le Rsa, per quello che è successo con il Coronavirus in Lombardia ma anche per via di tutto quello che accadeva prima. Questo è l’obiettivo dei sindacati dei pensionati lombardi, oggi concretizzato nella petizione per rinnovare le Rsa, ancora on line su Change.org con il titolo “Firma anche tu perché le Rsa diventino luoghi dove vivere serenamente la vecchiaia”.  

Le residenze socioassistenziali lombarde, dove sono ospitati anziani malati e anziani non autosufficienti, sono state sotto i riflettori dei media soprattutto nella primavera del 2020, in piena emergenza sanitaria. Il drammatico contagio che ha coinvolto gli anziani nella prima ondata del Covid-19 ha ricordato a tutti quello che le famiglie degli over 65 conoscevano già: la complessità della long therm care in Italia e la situazione eterogenea, nel trattamento e nelle condizioni, delle Rsa lombarde. 
La fragilità dei nostri anziani durante la pandemia ha posto sul tavolo un problema già presente ma che, ora rischia di essere dimenticato. 

Cambiare le Rsa: il perché della petizione 

Le famiglie di un anziano non autosufficiente conoscono da sempre le altissime spese da sostenere per mantenere un ospite nelle Rsa. Sanno quanto è difficile, per un anziano, essere sradicato dagli spazi abituali della casa per essere portato in una residenza socioassistenziale. Sono consapevoli, peraltro, di quanto sia gravoso l’onere di tenere un anziano non autosufficiente a casa, senza sufficienti aiuti da parte della sanità territoriale. Oggi, ancora di più, sanno quanto sia penosa la solitudine per un anziano e quanto influisca sul suo benessere psicofisico. 
Per questi motivi i sindacati dei pensionati hanno pensato a otto punti per rinnovare le strutture socioassistenziali e dare agli anziani e alle loro famiglie strade alternative. Questi i punti della petizione: 

  1. sviluppo di forme di residenzialità “aperta” o “leggera”,
  2. integrazione delle Rsa nella rete dei servizi socio sanitari territoriali con valutazione di appropriatezza all'ingresso da parte di Ats, 
  3. adeguamento dei minutaggi di assistenza alla reale complessità di cura degli anziani, 
  4. obbligo di trasparenza su dati, esiti di cura e rette, 
  5. copertura, da parte del Servizio Sanitario Regionale del 50% delle rette, 
  6. rette a carico delle famiglie calcolate sulla base di criteri di sostenibilità, 
  7. rafforzamento degli organici e percorsi formativi, 
  8. garanzia delle visite da parte dei familiari in condizioni di sicurezza.

La petizione si firma qui http://chng.it/s7s2bwV4