Rsa a Bergamo: una strage. I sindacati chiedono maggiori verifiche

Fnp Cisl Bergamo

20/04/2020



Non può passare sotto traccia quello che è successo, dicono Augusta Passera, Caterina Delasa e Emanuele Dalfino. Mancano risposte chiare da parte della Ats

Sul tema delle Rsa a Bergamo i sindacati dei pensionati parlano a chiare lettere: è una strage che non può passare sotto traccia. Fnp Cisl Bergamo, insieme alle altre sigle Spi Cgil e Uilp Uil, hanno incontrato Massimo Giupponi, direttore generale Ats Bergamo, e si dicono insoddisfatti della assoluta mancanza di risposte.

Augusta Passera, Caterina Delasa e Emanuele Dalfino, responsabili dei Pensionati di Cgil Cisl Uil provinciali, dichiarano:

“Non possiamo certo tacere la profonda diversità tra il resoconto della Ats e il racconto quotidiano che ci viene fatto o che viene riportato dalla stampa, dai responsabili e dagli operatori delle Rsa. Carenza di sostegno e consulenze sanitarie, carenza di indicazioni su come agire e gestire pazienti sintomatici, sono ormai doglianze quotidiane e diffuse tra i responsabili delle associazioni e delle singole strutture.  Così come la responsabilità delle chiusure delle Rsa. Non è stata citata da Ats la questione dei centri diurni integrati e delle ispezioni finalizzate alla riapertura che alcune case di riposo hanno segnalato alla stampa”.

Rsa a Bergamo: una serie di errori

I sindacati dei pensionati dicono che dall'incontro è emersa la consapevolezza che l'Ats abbia agito “da palo” per Regione Lombardia. Giupponi avrebbe detto che Ats, nelle operazioni di ricovero post Covid nelle residenze socioassistenziali, ha verificato il rispetto dei requisiti richiesti, ma anche ribadito che i ricoveri non servivano a decongestionare gli ospedali, perché a quel compito erano destinati gli hotel Covid.
Perché, si chiedono i sindacati, sono stati fatti questi ricoveri, se non servivano a decongestionare gli ospedali?
Che requisiti sono stati rispettati se da quella data il contagio ha assunto dimensioni da primato nazionale?

Aggiungono i sindacati:

“Purtroppo alle poche domande che abbiamo volutamente effettuate, dato il contesto dato, non abbiamo ottenuto risposta. (…)
“La risposta sulla diffusione dei dati dei decessi fa riferimento ad una non precisata disposizione della Protezione Civile che impedirebbe la comunicazione di tali dati. Non siamo a conoscenza dell'esistenza di tale disposizione. D'altra parte non è stata indicata in modo chiaro cosa sia, una circolare, una deliberazione, qualche altro strumento?”

Il sistema pubblico? Inadeguato

Dalla situazione delle Rsa a Bergamo la valutazione è quella di inadeguatezza e impreparazione del sistema pubblico, ricordano i sindacati. Ricordando la grande e spesso straordinaria volontà e la capacità del personale, a volte costretto a turni massacranti, bisogna ammettere che tutto quello che si è usato è, nella grande maggioranza, frutto di donazioni o interventi specifici di privati o di esercito e protezione civile. Concludono i segretari: 

“La grande sanità lombarda è crollata con un castello di sabbia alla prima vera grande prova dopo la rivoluzione formigoniana. Lo testimoniano lo smantellamento della medicina di territorio, l'impoverimento delle vecchie Ussl nel passaggio alle Asl e il successivo totale svuotamento nel passaggio ad Ats. Oggi questa azienda appare più come una serie di uffici periferici della Regione che come un'azienda territoriale socio-sanitaria”.

In foto: Caterina Delasa in una foto di repertorio

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