27/11/2025
"Viviamo in una società complessa, e questa complessità va analizzata, studiata e capita. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il PIL italiano è cresciuto dello 0,5% nel 2025 e crescerà dello 0,8% nel 2026. L'Istat ha affermato che la manovra da 16 miliardi prevista per il 2026 avrà un impatto molto limitato sul PIL. I dati dimostrano una crescita economica molto timida, questo significa che le risorse pubbliche sono limitate e ogni scelta di spesa o investimento, va fatta con attenzione" ha spiegato Onesto Recanati, segretario regionale dei pensionati Cisl, in apertura del Consiglio generale della Fnp Lombardia, in sessione di studio, dal titolo "Il futuro che ci attende". "Questo seminario s'inserisce in un percorso di approfondimento sui temi di attualità per avere una visione complessiva delle sfide che ci attendono. Siamo consapevoli che come sindacato servano nuovi strumenti per dare risposte agli iscritti tenendo insieme l'aspetto sociale, quello economico e quello politico. Nel nostro impegno sindacale dobbiamo chiedere non solo più risorse, ma risorse migliori: risorse che favoriscano lavoro stabile, giuste retribuzioni, sicurezza sociale e investimenti nel futuro delle persone".
In base all'Autumn Economic forecast, pubblicato nei giorni scorsi dall'Unione Europea, i dati parlano chiaro: tra il 2024 e il 2027 l’Italia cumula la più bassa crescita tra i 27 paesi dell’Ue. A fronte di una crescita cumulata dell’economia tedesca del 2,6%, quella francese del +2,7%, l’Italia si ferma al +2,0%, ben 2,4 punti in meno del +4,4% della media UE.
"Sul rallentamento dell’Italia pesa uno sfavorevole andamento demografico. In Italia si registra un calo della popolazione (-0,3%) che è assente negli altri maggiori paesi europei" dice Marco Bosco, formatore e giornalista. "Siamo un paese che invecchia, e la quota di popolazione che lavora si riduce. I cittadini in grado di lavorare, consumare e pagare le tasse diminuiscono. Le stime parlano di 40 miliardi di PIL mancanti. E' innegabile, la demografia è per il nostro paese un fattore di grande debolezza".
Quali sono, dunque, le soluzioni possibili? "Alcuni studiosi e tecnici, anche in Europa, ipotizzano di seguire il modello americano e di affidare il welfare al capitale. Personalmente - aggiunge Bosco - ho qualche riserva perchè si aprirebbe ulteriormente la forbice delle diseguaglianze". Serve ben altro: "In Italia occorrono politiche che concilino lavoro e famiglia per costruire un nuovo modello di società. Sul piano del lavoro è importante far crescere la produttività, senza però comprimere salari e diritti. Sul piano etico bisogna invece recuperare il senso di comunità e ritornare al concetto profondo del vivere collettivo".
Sul tema della produttività stagnante come fattore che impatta sulla scarsa crescita italiana, ritorna, poi, il professore Patrizio Tirelli, docente di economia politica dell'Università di Pavia. "Il calo della produttività è dovuto alla diminuzione del numero di imprese più produttive e all'aumento del numero di imprese meno produttive, un esempio su tutti, la crescita del terziario e del settore turistico. Le risorse umane, nel nostro Paese, non vengono utilizzate e impiegate dalle imprese più produttive e questo è un ulteriore problema".
Come far crescere quindi la produttività? "La produttività cresce, se crescono due fattori: l'accumulazione di capitale da un lato e il cambiamento delle nuove tecnologie e del metodo organizzativo dall'altro" spiega Tirelli. "In Italia sempre meno imprese scelgono di innovare perchè i benefici sono minori. Se il management è impreparato, non c'è stimolo ad investire in una tecnologia che non si sa utilizzare. L'occupazione aumenta in presenza di un management efficiente, ma questo fattore è debole, soprattutto al sud". Si entra così in un circolo vizioso: "In questo quadro i salari non aumentano, la mobilità resta limitata ai lavoratori qualificati che si spostano alcuni all'interno dell'Italia da sud a nord altri vanno in altri paesi europei".
La mattinata si è conclusa con l'intervento di
Sergio Marcelli, segretario generale della Fnp Lombardia. "Siamo convinti che in una fase storica come questa, con grandi problematiche in corso sempre più urgenti e con una pressione mediatica estrema sui temi economici e geopolitici, sia importante mettere in condizione il nostro gruppo dirigente di comprendere meglio e di più. Abbiamo attraversato epoche in cui agire, per chi come noi fa sindacato, era più semplice; oggi non è più così. I temi di sempre come la legge di bilancio, il fisco, la sanità, le pensioni, oggi vanno affrontati con competenze e consapevolezza nuova. Come segreteria regionale abbiamo deciso di puntare sulla formazione e sul coinvolgimento di esperti per fornire agli operatori e ai dirigenti della Fnp, strumenti utili ad una lettura lucida e realistica del contesto in cui viviamo ".