Appunti per la sanità lombarda. Il contributo del sindacato dei pensionati 

Appunti per la sanità lombarda. Il contributo del sindacato dei pensionati 

Sanità

14/06/2021



Non bastano le risorse del Pnnr, servono scelte politiche coerenti. I dubbi sulla proposta di riforma regionale

Appunti per la sanità lombarda in previsione del riordino della Legge 23/2015 è il titolo del documento firmato il 10 giugno 2021 dal Comitato esecutivo del sindacato dei pensionati Cisl Lombardia. È un riepilogo di quattro pagine, che si può consultare in calce all’articolo, che raccoglie alcuni dei dubbi avanzati dal sindacato e già diffusi in una nota stampa da Emilio Didonè, segretario generale Fnp Cisl Lombardia, in merito alla riforma del sistema sanitario in Lombardia. 

Le linee guida della riforma, così come sono state approvate dalla Giunta regionale e presentate alla Commissione sanità da Letizia Moratti, non convincono. Poco dettagliati risultano alcuni punti di fondamentale importanza per far ripartire la sanità territoriale, che così tanto, in questi ultimi due anni, ha mostrato i suoi punti più deboli nella pandemia. 

Appunti per la sanità lombarda. Che cosa manca 

Il sindacato dei pensionati Cisl Lombardia scrive che le articolazioni territoriali dei Dipartimenti di igiene e prevenzione devono essere ricostruiti dentro un sistema di prevenzione rinnovato, in base alle ultime esperienze. Bisogna pensare a un numero adeguato di strutture, tenendo conto di densità abitativa e estensione territoriale e con un autorevole e forte coordinamento centrale presso la Direzione Generale Welfare. 

Uno dei dubbi più forti sta nel fatto che non sono definiti territori, collocazione e governance di Ast e di Asst. Non sono definiti i numeri di Ao, Irccs e Istituti universitari, e non c’è nulla a tutela della loro autonomia e alta specializzazione. Mancano i compiti di produzione Lea: saranno affidati alle Asst e Ao? Il ruolo e coordinamento degli Ircss e della ricerca? Integrazione della sanità privata nei rapporti sempre più intricati e concorrenziali tra pubblico e privato? 

La provocazione: torniamo alla norma nazionale

Il sindacato lancia una provocazione: basta condurre sperimentazioni ma valutare la possibilità di ritornare alle Asl previste dalla normativa nazionale vigente.  Dopo la tragica esperienza della pandemia, la questione del rapporto pubblico privato va riesaminata non dal punto di vista ideologico ma di sistema
Non si tratta di una complicazione tecnica di accreditamento e di regole da sistemare ma sia, prima di tutto, un problema politico e di scelte politiche. Non si può continuare a privatizzare parti di sistema sanitario pubblico, accreditare, finanziare con soldi pubblici e poi lasciare il privato sguazzare nel libero mercato. 
In questo modo si continua a rafforzare la competizione infelice tra pubblico e privato, con il privato che potendo contare su di una maggiore flessibilità su investimenti, acquisti e assunzioni conquisterà sempre più fette di mercato e clienti, fino ad arrivare a “ricattare” la stessa politica. 

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