Rapporto Osservasalute: troppe differenze nei servizi tra le regioni italiane

Sanità

26/06/2020



La 17esima edizione dell’indagine presentata il 24 giugno. Dietro il disastro Covid, una lunga storia di trascuratezza e di inefficienze nella sanità pubblica

Tagli pregressi, un federalismo sanitario che ha portato a una diseguaglianza profonda sul territorio. Sono solo alcuni dei punti deboli del Ssn evidenziati dal XVII rapporto Osservasalute, presentato in una conferenza stampa a distanza il 24 giugno. La fotografia della sanità prima della pandemia quasi prepara al disastro che è avvenuto dopo. Nelle parole di Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica, direttore dell'Osservatorio che ha curato il rapporto:

“La crisi drammatica determinata da Covid 19 ha improvvisamente messo a nudo fino in fondo la debolezza del nostro sistema sanitario e la poca lungimiranza della politica nel voler trattare il Ssn come un'entità essenzialmente economica, alla ricerca dell'efficienza e dei risparmi”.

La salute, continua Ricciardi, deve essere considerata come un investimento di per se stesso, con alti rendimenti, sia sociali sia economici.

Rapporto Osservasalute: Italia diseguale

Il rapporto Osservasalute è curato dall'Osservatorio nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane nell'ambito di Vihtaly, spin off dell'Università Cattolica. L'edizione del 2019 è una ricerca di 585 pagine, frutto del lavoro di 238 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano.
Lo scenario studia che cosa è successo nel sistema sanitario nazionale a partire dalle risorse pubbliche, cresciute, dal 2010 al 2018, solo dello 0,8 per cento. Al tempo stesso, più famiglie si trovano a dirottare le loro spese sulla sanità privata.

Mentre il sistema sanitario nazionale rinuncia alla sua vocazione – i servizi uguali per tutti – emerge un altro punto debole: in Italia risorse, gestione e qualità dei servizi sono offerti in modo disomogeneo di regione in regione.
La pandemia ha mostrato le conseguenze di una mancata organizzazione centrale efficiente della sanità: nella confusione degli apparati decisionali, nei servizi, nella modalità di fruizione. Così è accaduto, ad esempio, che in Veneto ci fossero meno pazienti ospedalizzati e più assistenza territoriale, mentre in Lombardia succedeva l'inverso. Persino il numero di tamponi e la gestione del monitoraggio sono stati e sono poco uniformi.

Sanità: gli errori da non ripetere

Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell'Osservatorio, afferma che il decentramento della sanità, oltre a mettere a rischio l'uguaglianza dei cittadini rispetto alla salute, non si è dimostrato efficace nel fronteggiare la pandemia:

“L'esperienza Covid-19 ha acceso i riflettori sulla fragilità dei Servizi Sanitari Regionali nel far fronte alle emergenze. In particolare, ha messo in luce la necessità di riorganizzare e sostenere con maggiori risorse il ruolo del territorio che avrebbe potuto arginare, soprattutto nella fase iniziale della pandemia, la portata dell'emergenza evitando che questa si riversasse sulle strutture ospedaliere, impreparate ad affrontare una mole elevata di ricoveri di persone in una fase acuta dell'infezione. Un altro elemento su cui riflettere per il futuro è l'organizzazione decentrata della Sanità Pubblica, le Regioni, infatti, si sono mosse in maniera molto diversa l'una dall'altra, non sempre in armonia con il Governo nazionale”.